" [ ... ] Non
c’è storia. Ma c’è una concessione al bisogno
di tirare avanti. Una trama. Ed è quella dello sceneggiato
ricostruito in scena senza ausili tecnologici, ma utilizzando la
cornice vuota di ciò che fu un televisore, e parrucche e primi
piani e piani interi e bambole e pezzi di oggetti e dettagli di corpi.
Si tratta innanzitutto di mimare con la povertà di mezzi scenici
la povertà di un linguaggio. Farsi doppio parodico del
linguaggio standardizzato del racconto televisivo. Ma c’è
anche altro. [ ... ]
Se non c’è
storia dovrà esserci da ridere. E’ ciò che credo di
avere imparato dal teatro popolare, dalla cultura dei subalterni. Di
coloro che, ben prima di noi smarriti postmoderni, hanno dovuto
imparare a vivere senza il sostegno di un passato né prospettive
di futuro. E’ il senso profondo dell’intrattenimento.
Perché va bene la denuncia e la memoria e la controinformazione
e il mondo a capinculo. Ma innanzitutto esserci. Qui e ora. Comunque."
Andrea Cosentino
Un
fiume in piena, irrefrenabile, Andrea Cosentino nel suo nuovo monologo
‘Angelica’. (…) ‘Angelica’ è un
assolo che non dà tregua sia all’interprete che allo
spettatore, impreziosito da battute fulminanti e da un testo che pur
non rinunciando al divertimento spesso si fa veicolo di più
sofferte e inquietanti tematiche. ( ... ) Cosentino gioca con la
realtà e la finzione televisiva con un lavoro di montaggio quasi
cinematografico, incarna ogni personaggio e condisce il tutto con
ricordi personali, con spiazzanti fuori programma ( ... ). Tra Barbie,
scheletri di televisori, parrucche biondissime e improbabili e varia
paccottiglia ‘Angelica’ diverte e fa pensare.
Nicola Viesti Hystrio
[continua]